Blog
6 agosto
Avevo compiuto da poco 18 anni ed ero uscita l’anno prima da una forte allergia alla penicillina che mi aveva rubato diversi mesi di vita (oltre ad avermi spedito in coma per 12 giorni) quando decisi di andare a Pavana.
L’anno prima, nel reparto di isolamento dell’ospedale San Paolo di Savona, in una stanza sterile in cui c’ero solo io, per allietare quel tempo immobile e lungo, da casa mi fecero avere un registratore con 3 cassette della mia musica preferita, una era l’album Foxtrot dei Genesis e le altre due contenevano gli album Radici e Metropolis del Maestrone.
Da quella stessa stanza, appena mi riuscì di farlo, scrissi una lettera a Guccini, dove lo ringraziavo per le sue canzoni e dove gli chiedevo alcune curiosità su testi come Bisanzio, la Locomotiva e altri che conoscevo a memoria.
Misi i fogli in una busta e scrissi sull’indirizzo: Proff. Francesco Guccini, Pavana, frazione di Sambuca Pistoiese e come mittente il mio nome e indirizzo di casa dei miei nonni.
La sua risposta arrivò prestissimo, dopo circa quindici giorni, mentre io ero ancora ricoverata in ospedale e dove restai per un altro mese. Oltre a rispondermi su un foglio da lettera mise nella busta una sua fotografia in bianco e nero, con una dedica: “Milly, un pensiero per te. Guarisci presto e passa a trovarmi a Pavana quando vuoi”.
L’anno dopo, salii sulla mia prima motocicletta e cartine alla mano - mica c’erano i navigatori allora - partii alla volta dell’Appennino tosco-emiliano passando prima per Bologna, in Via Paolo Fabbri 43.
Giunsi a Pavana verso le cinque del pomeriggio e appena arrivata sull’unica piazzetta del borgo chiesi dov’era la casa del Professore.
Mi indicarono una casa in pietra, di forma rettangolare, una tipica costruzione di quei luoghi. Rimisi il casco in testa e mi fermai di lato alla casa.
Vidi subito la grande sagoma di Francesco, era nell’orto, intento a legare i pomodori.
L’emozione nel vedere lì davanti a me il mio idolo di sempre fu così tanta che senza neanche togliermi l’enorme casco che avevo in testa - e allora i caschi integrali da motociclista sembravano quelli dei primi astronauti - mi venne da alzare solo la visiera e gridare: “ciao Francescooooo!!! Ce l’ho fatta ad arrivare!”.
Ricordo che lui alzò subito la testa e mise lo sguardo sorpreso su di me: magrissima e con quella specie di catafalco rotondo rosso e blu in testa… dovevo sembrare un’improbabile versione femminile di ET.
Passarono 15 secondi in cui ci guardammo e che a me paiono ancora oggi un tempo infinito e lui sorridendo rispose: “Boia d’un cane! Ciao! Ma chi sei?”.
Mi tolsi il casco reggendolo con la mano sinistra e con l’altra gli mostrai la fotografia che mi aveva inviato più di un anno prima. Si ricordò subito invitandomi a lasciare li la moto e a entrare.
Il resto è stata una chiacchierata di quasi due ore in cui nessuno ci disturbò, in una specie di cantina dove lui mi offri un bicchiere di vino rosso e del formaggio parmigiano. Un dialogo in cui mi chiese di me, se avevo superato bene quel che mi era successo e tante altre cose, con quell’attenzione vivida che esprimevano da sempre le sue parole, le sue canzoni. Due ore della mia vita giovanile che ho sempre conservato gelosamente e con gioia nel mio cuore.
Ora sapere che lui se ne è andato nel giorno del mio compleanno non so bene l’effetto che mi fa, sicuramente di una nuova vicinanza che non potrò mai dimenticare finché io stessa sarò in vita. Un’altra assonanza dopo tanti anni? Chissà.
Ci sono cresciuta con le tue canzoni, le ho cantate da sola nei miei lunghi viaggi in moto, con gli amici in moltissime occasioni e ancora oggi le ascolto tra le mie preferite, come preziose poesie e ballate sempre in grado di far riflettere sul senso della vita, sul bene e il male che tutti possiamo scegliere di fare/non fare, come sull’impegno civico e la politica, quella vera.
Il mio primo romanzo pubblicato si intitola “Per tutto il tempo andato” che è prima ancora l’incipit di una tua meravigliosa canzone. Mica a caso.
Grazie di tutto e di cuore Francesco, per tutto quel che hai fatto e per tutto quel che di prezioso lasci a tutti, per la vita passata e per quel che sarà.
Camilla Costa
(Milly, per gli amici d’infanzia e di scuola)